CENNI STORICI

L’origine della Basilica viene fatta risalire al V secolo, quando era presente una piccola chiesa dedicata alla B. V. Assunta; tale edificio era orientato nord/sud, ed occupava all’incirca l’attuale zona presbiteriale. Un primo rifacimento della chiesa venne portato a termine nell’anno 1008: l’edificio venne orientato lungo l’asse est/ovest, con una struttura a croce latina, di dimensioni longitudinali pressoché identiche all’attuale. Un ulteriore ampliamento ebbe luogo nel secolo XIV, quando il tetto venne sopralzato con un sistema di volte a crociera, dalle forme ascrivibili al gotico lombardo, e venne edificato il campaniletto ubicato in corrispondenza della zona absidale; tale intervento è ben visibile dall’esterno lungo i fianchi dell’edificio, e dall’interno osservando attentamente le imposte degli archi della navata centrale e delle campate, oggi celate dalle forme conferite alla struttura dai fratelli Galliari nel corso del secolo XVIII.

Nel secolo XV vennero aggiunte le navate laterali, la sagrestia e il vano definito ‘cappella gotica’, collocato accanto all’ingresso principale, nel lato sud,  simmetricamente alla Torre Civica (Campanile Maggiore).

 

L’attuale configurazione planimetrica e strutturale è il risultato delle innovazioni portate dai fratelli Bernardino, Fabrizio e Giovanni Antonio Galliari negli ultimi decenni del secolo XVIII; le trasformazioni più consistenti furono:  la realizzazione del deambulatorio; l’ampliamento dei vani che ospitano le cappelle laterali; la trasformazione degli archi gotici delle volte in archi romani a tutto sesto; il rivestimento dei pilastri con stucchi dorati e l’esecuzione delle decorazioni scenografiche che ancora oggi caratterizzano le volte della navata centrale e delle navate laterali.

VISITA
La facciata

La facciata tardo barocca, conclusa nel 1740, è stata realizzata su progetto dell’architetto Giovanni Ruggeri; il bel portale d’ingresso, caratterizzato da forme rinascimentali di ispirazione classica, risale al secolo XVI; sopra il portale spiccano elementi tipici del linguaggio scenografico settecentesco, rinvenibili anche nella ricca decorazione illusionistica interna: conchiglie, vasi, festoni floreali, angeli in gloria.

 

La cornice sopra il portale racchiude una statua raffigurante san Martino, opera di Antonio Maria Pirovano, autore anche delle altre statue collocate in facciata; esse riportano, secondo un’organizzazione gerarchica ascendente, al primo livello le immagini di due prelati (S. Giovanni Neponucemo e S. Francesco Saverio); al secondo livello le immagini di due vescovi (S. Ambrogio e S. Carlo, vescovi di Milano, sotto la cui Diocesi è posta Treviglio); in sommità due papi (S. Felice, le cui reliquie sono collocate all’interno della Chiesa, e S. Gregorio, difensore della Fede).

Visita interna

Appena entrati si rimane colpiti dalla ricchezza decorativa della navata centrale, il cui soffitto con volte a crocera è stato decorato dai fratelli Galliari nella seconda metà del XVIII secolo: finte cupole sono affiancate da finte nicchie con finte statue, arricchite da festoni floreali, conchiglie e borchie dorate, secondo il linguaggio scenografico tipicamente tardo barocco adottato dai tre fratelli, che erano pittori e scenografi operativi in tutta Europa.

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Cupola della cappella gotica

La visita può avere inizio dalla navata destra: accanto all’ingresso è la cosiddetta Cappella Gotica, che rivela nei costoloni aggettanti e decorati l’origine quattrocentesca della struttura; alle pareti e nella volta sono visibili consistenti tracce dell’originario apparato pittorico, firmato dal caravaggino Nicola Moietta. I riquadri narrativi, riportanti episodi della vita di Maria, sono racchiusi entro finte architetture di ispirazione rinascimentale, che permettono di avvicinare, per l’uso della prospettiva e per alcune tipologie decorative specifiche, il linguaggio pittorico della cappella ad un’altra opera molto significativa conservata in Basilica: il Polittico di San Martino, collocato al termine della navata destra.

Dettaglio parete

Proseguendo lungo la navata si incontrano:

  • Cappella di Santa Caterina: sopra l’altare è visibile la grande tela opera di Gian Paolo Cavagna riportante Le nozze mistiche di Santa Caterina (1605), mentre sulle pareti sono dipinti Il martirio di Santa Caterina e  Disputa di Santa Caterina firmati da Romeo Rivetta e risalenti al 1909. La Cappella venne commissionata da Giacomo Gallinone nel 1605, che istituì un lascito per le giovani povere che si fossero sposate presso l’altare di Santa Caterina; lo stemma della famiglia Gallinone è ancora visibile sopra la chiave dell’arcone di ingresso.
  • Cappella della Beata Vergine del Rosario: risalente al 1771, venne progettata dai fratelli Galliari con forme tardo-barocche  integrate agli apparati decorativi settecenteschi della Basilica; ai lati dell’altare sono presenti quindici tele riportanti i Misteri del Rosario, realizzate da Federico Ferrario tra il 1771 ed il 1772. Le quattro statue presenti raffigurano: all’esterno a sinistra S. Giuseppe (con il bastone fiorito); all’esterno a destra S. Gioacchino (padre di Maria); all’interno a sinistra S. Domenico (rappresentato con la fiaccola, che utilizzo il Rosario per opporsi agli eretici); all’interno a destra S. Bernardo (con la mitra ai suoi piedi, devoto a Maria)
  • Cappella del Sacro Cuore: realizzata nel 1905 con forme neo gotiche su progetto dell’ingegnere Spirito Chiappetta, è decorata con dipinti di Eugenio Cisterna.

Al termine della navata, accanto all’ingresso alla sagrestia, è conservato il Polittico.

Il Polittico di San Martino

Il Polittico di San Martino, dei trevigliesi Bernardino Butinone e Bernardo Zenale, è riconosciuto internazionalmente come una delle più importanti opere del Quattrocento lombardo.

L’opera, datata tra il 1485 ed il 1490, segna il passaggio tra la permanenza del Gotico Internazionale e l’affermazione del Rinascimento ed è caratterizzata dall’uso dell’oro nelle partizioni architettoniche, da una sapiente impostazione prospettica e da una raffinata decorazione geometrica.  Di grande pregio anche i dettagli descrittivi, ben visibili nelle vesti delle Sante e dei Santi, ma anche nei particolari degli sfondi e nelle tavolette della Predella, raffiguranti la Natività, la Crocefissione e la Resurrezione, alternati alle figure dei Santi Gerolamo, Gregorio Magno, Ambrogio ed Agostino.

Il Polittico, dipinto con brillanti colori a tempera, presenta nei due piani Santi particolarmente venerati a Treviglio: al piano superiore la Madonna con il Bambino circondata da angeli, affiancata a sinistra da Santa Lucia, riconoscibile per gli occhi riportati su un fuso; Santa Caterina, con la tradizionale ruota; e Maria Maddalena, con l’abito rosso ed il balsamario in mano. A destra vediamo San Giovanni Battista; Santo Stefano, con i sassi sul capo a ricordo della lapidazione subita; San Giovanni Evangelista.

Nel piano inferiore sono riportati: al centro San Martino e il povero; a sinistra i Santi Zeno, Maurizio e Pietro; a destra i Santi Sebastiano, invocato contro la peste; Antonio da Padova, in abito francescano; e Paolo, con in mano la spada.

polittico madonna

Madonna con il Bambino

I santi citati sono quelli caratteristici e tipici delle Sacre Conversazioni, nelle quali compaiono solitamente San Pietro, San Paolo, San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista, ma anche Santa Caterina, San Sebastiano e Santo Stefano, protomartire. I Santi cui Treviglio è particolarmente legata sono Santa Lucia, che compare più volte nelle decorazioni della Basilica, sia dipinta su parete che su tavola; San Sebastiano, per l’incombente pericolo di pestilenze diffuso all’epoca della realizzazione della Polittico; ma soprattutto San Maurizio e San Zeno, cui erano dedicate due delle più antiche chiese di Treviglio, quelle stesse chiese che si ritiene fossero ubicate in prossimità delle antiche villae romane da cui sarebbe nata la  Città.

Nel paesaggio di sfondo ai Santi Maurizio, Zeno e Pietro si riconosce la tipica cuspide del Campanile di Treviglio, chiaro riferimento alla Città ed alle sue origini, cui i pittori hanno voluto rendere esplicito omaggio. In tal proposito è interessante notare come accanto ai due Santi compaia proprio San Pietro, cui era dedicato uno dei monasteri più importanti e più antichi di Treviglio.

Il Polittico era originariamente collocato sopra l’altare; da lì venne rimosso in seguito al rifacimento della zona presbiteriale attuata dai fratelli Galliari nel XVIII secolo. Subì diversi spostamenti in occasione degli eventi bellici, quando venne portato in sicurezza, ed in occasione di mostre temporanee in diversa sede.

Qui sotto il video sul polittico realizzato nel 2017 da Autostrade per l’Italia.

polittico san martino

San Martino

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Sante nel Polittico

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Santi nel Polittico

La zona dell’altare è caratterizzata dalla presenza di tre grandi tele: le due laterali sono opera di Gian Paolo Cavagna, che ebbe anche l’incarico, nella seconda metà del XVI secolo, di dipingere le pareti e le volte dell’intera Basilica; le decorazioni parietali del Cavagna vennero poi ricoperte dai dipinti galliareschi, con l’esclusione delle storie della Bibbia, nella campata centrale, lasciate a vista e racchiuse entro cornici. Le tele poste sull’altare, consegnate dal pittore ai fabbricieri della Basilica nel 1601, rappresentano: a sinistra Ultima Cena,  a destra Caduta della manna.

La tela collocata sullo sfondo dell’altare è opera settecentesca di Federico Ferrario, collaboratore dei fratelli Galliari, e rappresenta Maria Assunta in Cielo e San Martino Vescovo.

Il Coro ligneo è opera di Bartolomeo Piazzi detto il Lanaro (seconda metà del XVI secolo), con intarsi degli stalli di Edoardo Cassani e bottega ( inizio sec. XX ).

San Martino, di Montalto

Numerose le tele esposte nel deambulatorio, tra cui spiccano S. Girolamo di Genovesino (1646); S. Carlo e S. Filippo Neri del Montalto (sec. XVII); Il miracolo della mula, sempre di Montalto;  La Vergine Assunta di C. Procaccini (in retro coro); La crocefissione di Teodoro Ghisi; di fronte all’opera del Procaccini una piccola statua del sec. XV, raffigurante S. Martino e chiamata dai trevigliesi Martinello, per distinzione con la grande statua originariamente collocata in facciata ed oggi conservata presso il Centro Civico Culturale.

Proseguendo l’itinerario all’interno della Basilica dopo il deambulatorio si incontrano:

la terza cappella della navata  sinistra,

Cappella della Beata Vergine Immacolata, dove è collocato il Fonte Battesimale, realizzato nel 1529, con opere ad intaglio dorato, aggiunte dai Fratelli Terni nel 1625.

Cappella del Crocefisso: conserva sopra l’altare un Crocefisso ligneo proveniente dal Convento dell’Annunziata (soppresso all’inizio del XIX secolo); le decorazioni pittoriche e le statue raffiguranti la Madonna e San Giovanni Evangelista sopo opere novecentesche realizzate dalla Scuola Superiore d’Arte Cristiana Beato Angelico di Milano.

Cappella dei Santi Martiri: le sante reliquie, traslate da Roma nel secolo XVII, sono ospitate all’interno del monumentale reliquario realizzato all’inizio del  XX secolo su disegno del trevigliese Attilio Mozzi; sulle pareti laterali sono presenti due tele di Camillo Procaccini raffiguranti L’Annunciazione, testimonianza della primitiva dedicazione della Cappella, originariamente intitolata alla Beata Vergine Assunta.

L’organo

Nella navata centrale si ammirano le dieci tele raffiguranti Storie di San Martino, opera di Giovanni Stefano Doneda detto Montalto, autore anche dei cicli pittorici presenti in Santuario dedicati alle Storie della Vergine. I dipinti della Basilica furono realizzati tra il 1677 ed il 1682 e, fatto curioso, pagati al pittore con i proventi delle elemosine raccolte in seguito ad un evento miracoloso accaduto nel 1675 nei pressi di Porta Torre.

Ai pilastri delle navate laterali, rivestiti con stucchi dorati nel corso del XVIII secolo, sono collocate tele con le immagini dei Santi le cui reliquie sono conservate nella Cappella dei Santi Martiri; le tele, realizzate in occasione della traslazione delle reliquie da Roma, sono opera di diversi autori Lombardi del secolo XVII, fra cui alcune della scuola di G.P. Cavagna.

Il grande organo collocato in controfacciata e restaurato tra il 1812 ed il 1816 dai fratelli Serassi, è inserito in una balaustra caratterizzata dalla presenza di tele di Gian Paolo Cavagna e Federico Ferrario raffiguranti Storie di Davide; la cornice dell’organo è stata realizzata nel XVIII secolo su progetto galliaresco: alla sommità della cornice spiccano due angeli reggenti festoni dorati con al centro lo stemma della Città di Treviglio. Nella cassa barocca (che non comprendeva le parti laterali) alloggia oggi l’organo Giovanni Tamburini opera 94, costruito nel 1925; il particolare strumento musicale funziona con il sistema pneumatico-tubolare. Le 2.500 canne sono comandate da 35 registri sonori distribuiti su due tastiere e pedaliera; alcuni timbri spiccati sono stati inglobati dal precedente strumento Serassi 1816; i nuovi timbri, secondo il gusto sinfonico del primo Novecento, risultano particolarmente pastosi.

Barbara Oggionni

Per informazioni e visite guidate contattare per tempo la segreteria della Parrocchia di San Martino 0363.49348 (da lunedì a venerdì, dalle 9 alle 12 e dalle 18 alle 19) oppure inviare una mail a segreteria@parrocchiasmartino.it lasciando i propri riferimenti ed un numero di telefono.