Il fondatore dei padri bianchi missionari è Charles Lavigerie; nato il 31 ottobre 1825 a Bayonne, in Francia, nel 1857 accettò  la direzione dell’Opera per le Scuole d’Oriente, fondata per aiutare i cristiani del Medio Oriente nella convivenza con i musulmani. Tre anni dopo portò personalmente gli aiuti dell’Opera alle comunità della Siria e Libano devastate dagli attacchi dei Drusi. Il 15 maggio 1867 fu nominato arcivescovo di Algeri  (dove morì nel 1892) e fondò i Missionari d’Africa nel 1868. Nel 1888 si orientò verso le “periferie del mondo” promuovendo con forza e decisione una grande campagna antischiavista nelle principali città europee.

I Missionari d’Africa sono chiamati anche “Padri Bianchi” per via della lunga tunica bianca (gandura) che diventerà il loro abito ufficiale, con il mantello bianco (burnus), tipico elemento dell’abbigliamento maschile nell’Africa del Nord..

 

Il pellicano è il simbolo dei padri bianchi missionari d’Africa. Non avendo più cibo, il pellicano offre il proprio sangue ai suoi piccoli. Dietro l’unico Pastore dell’umanità, la nostra è una vita con molte sorprese di bellezza e di gioia ma anche con qualche croce da portare talvolta fino al sacrificio estremo: dal 1868, sono 50 i nostri missionari morti martiri.

Siamo 1.232 tra Padri e Fratelli (33 italiani), 280 studenti in formazione di 36 diverse nazionalità. Proveniamo dalle chiese dei 5 continenti e lavoriamo come missionari in Africa (Algeria, Burkina Faso, Burundi, Congo R.D., Costa d’Avorio, Etiopia , Ghana , Kenya , Malawi, Mali,  Mauritania, Mozambico, Nigeria, Niger, Ruanda, Sudafrica, Sudan, Tanzania, Togo, Tunisia, Uganda, Zambia) e in medio oriente (Israele e Libano).

 Dopo varie peregrinazioni e cambiamenti tra Catania, Parella  (To.), Rado (Vc.), Milano, Marano di Napoli, nel 1953  a Treviglio i Padri Bianchi aprono il seminario minore (Medie e Liceo) con una cinquantina di ragazzi.

 

La scelta di Treviglio si rivelò una scelta felice come geografia,  offrendo  facilità nei trasporti,  vicinanza di varie diocesi,  la presenza di parecchi istituti religiosi , il tessuto  sociale profondamente  cristiano   animato da sacerdoti  vicini ai problemi della gente.

Un padre  così ricorda quegli inizi: “Degli anni 50 rivivo il bel clima educativo nel quale ho vissuto; al sabato e alla domenica  i padri educatori partivano nelle parrocchie vicine  invitati dai parroci a celebrare, a parlare delle missioni e a confessare …  ritornavano alla domenica sera stanchi, ma felici, al lunedì erano  puntuali in classe  a nostra disposizione. Ho respirato un’aria di famiglia: la sala da pranzo era una sola, quello che c’era sulla tavola dei padri era lo stesso cibo preparato per noi. Partecipavamo alla pulizia degli ambienti e questo ci faceva sentire a casa nostra. Ci stupiva l’entusiasmo dei padri e il loro desiderio di partire in Africa.

Molti Padri Bianchi hanno amato e fatto crescere il movimento Scout a Treviglio.

 

Con la collaborazione di un gruppo di donne trevigliesi  un altro padre, Rodolfo Godin  che molti trevigliesi   ricordano con  affetto, ha inviato migliaia di pacchi di vestiti alla Caritas di tanti paesi d’Africa.

Durante gli anni 70 i cambiamenti  della società e della Chiesa  richiedevano da parte nostra molta flessibilità; i ragazzi andavano a casa ogni sabato; molti di loro si sentivano solo studenti. Durante quegli anni i padri hanno collaborato alla formazione della comunità cristiana del Conventino: la messa era celebrata nella cappella del seminario, ma crescendo si è pensato a costruire l’attuale chiesa. Ottima la partecipazione dei laici.

 

Nel 1976 abbiamo chiuso la scuola e venduto alla Provincia di Bergamo l’edificio dell’attuale Istituto Agrario G. Cantoni. Sentivamo che la proposta vocazionale doveva essere diversificata: sono stati gli anni dei Campi Scuola, Marcia missionaria internazionale, Campi di lavoro, Campeggi, Scuola di preghiera, Gruppo teatro.  Con la comunità cristiana di Treviglio abbiamo  iniziato la marcia per la pace; in quegli anni si sfilava nelle vie del centro durante la notte del 31 dicembre, come un invito a vivere diversamente l’arrivo del nuovo anno. Da una decina d’anni  con la collaborazione di un gruppo di  giornalisti curiamo l’edizione della rivista Africa.

 

All’inizio del movimento immigratorio(1980-2017) la nostra casa si era aperta all’accoglienza con il Gruppo Shirika (= Benvenuto) dove alcuni giovani vivevano  l’anno del volontariato civile in sostituzione del servizio militare.  Le attività  e l’accoglienza immigrati del Gruppo Shirika sono state  assunte dalla Caritas di Treviglio. Ora i padri continuano a dare un appoggio di animazione nei Centri di accoglienza  e partecipano al movimento di liberazione delle donne vittime della tratta.

La piccola Provincia  Italiana de Padri Bianchi  ora sta vivendo  la stagione dell’autunno; siamo  anziani ma non ammosciati e continuiamo a svolgere il  ministero sacerdotale nelle parrocchie;  il Signore ci chiede di completare la vocazione missionaria offrendogli  i  limiti dovuti all’età,  all’usura, alla malattia affinché  questo  mondo globalizzato  non si chiuda in visioni ristrette dai nazionalismi e pregiudizi di cultura, di razza, di religione:  i flussi migratori non fanno paura a noi missionari, anzi ci diciamo che forse è venuto il tempo per capire che il mondo è davvero la piccola casa di tutti,  … tutti figli di Dio, Padre, perché tutti amati e salvati da Cristo Gesù.

 

Per saperne di più sui Padri Bianchi e la loro missione è possibile visitare questo sito:

http://www.missionaridafrica.org/